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Eva e Ashley: la vita e la morte.


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Eva e Ashley hanno in comune solo la tragedia che ha segnato e che segnerà le loro vite e quelle delle loro famiglie.

Eva deve ancora affacciarsi alla vita, ma lo farà per poche ore, purtroppo, è affetta da una grave malformazione, l’anencefalia, che comporta l’assenza di una parte della scatola cranica, del cervello e quindi dei centri nervosi che controllano numerose funzioni vegetative e movimenti volontari.
La giovane madre, anche se da sempre pro-life, ha dichiarato di aver voluto all’inizio interrompere la gravidanza, e di essersi resa conto per la prima volta, che non tutti gli aborti nascono dalla volontà di non avere un bambino.
I medici le hanno prospettato la possibilità di far nascere la bambina per donare gli organi e salvare altre vite; nonostante le difficoltà iniziali, la madre di Eva, ha deciso di portare a termine la gravidanza.
“Non è stata una decisione facile – scrive– per le prossime settimane la sentirò muoversi dentro di me, sto provando a vedere gli aspetti positivi di questa situazione, amare il tempo che posso condividere con Eva, ed essere grata per l’impatto che avrà sul mondo”.

 

Ashley, invece, aveva trent’anni; è morta nel reparto cure palliative di un ospedale del New Jersey, come aveva chiesto a un giudice che aveva accolto il suo desiderio di non essere sottoposta ad alimentazione forzata.
Ashley pesava poco più di trenta chili e per tutta la sua vita aveva lottato contro i disturbi alimentari, soffrendo ripetutamente di anoressia e bulimia.

Inizialmente la procura dello stato del New Jersey rigettò la sua richiesta, sostenendo che Ashley non era mentalmente in grado di intendere e volere, e che l’anoressia non è una malattia terminale.

Fu anche ordinato di sottoporre la donna ad alimentazione forzata e in caso di provare un farmaco sperimentale. Ma nel ricorso all’ordinanza, i medici che l’avevano in cura hanno testimoniato che Ashley soffriva di anoressia nervosa terminale. Lei stessa disse che avrebbe resistito alla nutrizione artificiale e chiese nuovamente di essere lasciata morire nel reparto di cure palliative.

Il Dipartimento di Stato dei Servizi Umani non ha impugnato la decisione del giudice che ha citato nella sua sentenza un altro caso portato davanti alla Corte suprema statunitense, quello di Hilda Peter alla quale era stato rimosso un respiratore:
“I nostri tribunali hanno uniformemente riconosciuto il diritto del paziente di rifiutare le cure mediche come un principio fondamentale del rispetto dell’autonomia del paziente, alla sua dignità e autodeterminazione”.

Eva e Ashley, due vite che riaprono grandi dibattiti: aborto, donazione organi ed eutanasia.
Fonte
Daily Record

Eva e Ashley: la vita e la morte.ultima modifica: 2017-02-23T18:58:39+00:00da sabrinalibri
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