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Il ragazzino del selfie, il cacciatore d’avventure, il sognatore ed un treno che corre lontano.


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Il ragazzino del selfie voltò ancora una volta il capo verso l’orologio appeso sul muro.
Pareva che l’occhio di un ciclope, osservasse da sopra la cattedra, dove il professore chino sui registri era intento a scrivere numeri e giudizi, i risolini e gli sguardi d’intesa degli studenti.

Tra poco sarebbe finito tutto, le ore passate immobili su una sedia scomoda e scricchiolante, l’ansia per l’interrogazione (a volte quasi un interrogatorio), il panino consumato in fretta nei corridoi, le corse e gli schizzi d’acqua nei bagni con il bidello che li inseguiva agitando il pugno.

Il ragazzino con la voglia d’avventura guardò fuori dalla finestra, era pomeriggio inoltrato, ma il sole ancora splendeva e la giornata si annunciava con il profumo e il tepore della primavera.

Pochi minuti e la campanella (a volte sentita come una sorella salvatrice) avrebbe suonato la sua canzone quotidiana e segnato l’inizio della libertà e allora i libri sarebbero volati come tanti palloncini, seguiti dai maglioncini e giubbetti agitati con il braccio teso in una sorta di girandola colorata.

Il ragazzino sognatore osservava il soffitto ma quel che vedeva, era ben diverso da quello che ogni altra persona avrebbe notato, macchie di muffa e muro scrostato, lui vedeva paesi meravigliosi, grotte da scoprire, antiche città celate dalla giungla.

Un minuto, un solo minuto e il trillo liberatorio li avrebbe fatti scattare come una molla, rovesciando le sedie e correndo verso la libertà e verso il gioco, mentre il professore cercando riportare un po’ calma tentava di creare una fila ordinata resa impossibile dalla voglia di correre, di divertirsi.

I minuti correvano veloci, mentre dense nubi oscurando il sole minacciavano pioggia.
I tre ragazzini fremevano, tra poco sarebbe passato il treno e loro volevano vederlo.
Finalmente si formò una fila ordina e le porte della scuola furono spalanca alla voglia di correre, di scoprire, di divertirsi.

Troppo tardi!
In lontananza, i tre ragazzi, sentirono il fischio del treno che si proseguiva velocemente la sua corsa.
Si guardarono tra di loro con la delusione negli occhi.

Una, due, tre gocce e poi la pioggia iniziò a giocare con loro, rincorrendoli mentre scappavano per non bagnarsi, scovandoli in ogni rifugio, irrorando loro i capelli che ormai carezzano le fronti, dove prima di addormentarsi, le loro madri avrebbero posato l’ultimo bacio del giorno, augurio di sogni tranquilli.

Sul loro cammino la pioggia aveva formato tante pozzanghere e i tre amici ridendo iniziarono a schizzarsi l’acqua uno con l’altro come quando erano piccoli, riempiendo la strada di risate cristalline.

Si era fatto tardi, la pioggia li aveva affascinati, è ora di correre a casa, qualche rimprovero, la cena calda e il bacio della buona notte.

Da lontano si sentì il fischio di un treno che si allontanava, ma a nessuno dei tre ragazzi interessava più, avevano scoperto paesaggi fantastici in ogni goccia di pioggia e grotte inesplorate in ogni pozzanghera.

s.b.

Il ragazzino del selfie, il cacciatore d’avventure, il sognatore ed un treno che corre lontano.ultima modifica: 2017-04-03T04:37:10+00:00da sabrinalibri
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