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Pariolini, collegiali e gli “altri ragazzi”, tutti contro tutti.


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Questo scritto non è assolutamente un manuale, dio me ne scampi, non ci sono consigli e nemmeno regole d’oro.

Scrivo soltanto alcune mie riflessioni nate da un programma visto tempo fa.
Pariolini contro il resto di Roma, ma si può applicare benissimo a ogni città; ricordo che, quando ero ragazzina, qui c’era la lotta tra quartieri, le spedizioni punitive e le varie risse.

Ritorniamo al programma di ieri sera, dove ragazzotti di quattordici anni mostravano la loro micro macchina, “truccata”dentro e fuori, valore quindicimila euro e più, il taglio di capelli e il vestito alla moda e una proprietà di linguaggio da far invidia a un bambino di due anni.
Ovviamente gli appartenenti di questa “classe” non sono tutti uguali, mi riferiscono ai ragazzi intervistati ieri sera e alle loro madri.
Nonostante il mio percorso di vita (e ne ho viste tante) sono rimasta basita da alcune affermazioni:
1) Per questi ragazzi la micro macchina è sinonimo di “libertà”.
Poveri noi che abbiamo lottato sempre perché i popoli fossero liberi e non sapevamo che bastava dare a tutti un mezzo di trasporto.
2) Ancora esiste l’assurda idea che per emergere dalla massa devi essere “firmato” e non si è giunti a capire che proprio questa è la massa, quella che si adegua alla firma, alla micro macchina, al party in piscina e allo struscio.
3)La piazza “protetta” da un manipolo di esaltati che “quando ci siamo noi qui non si spaccia, le ragazze camminano tranquille”.
Non ha potuto passeggiare tranquillamente il ragazzo linciato da sette “protettori”, picchiato con catene, caschi e accoltellato quando era già mezzo moribondo sulla strada.
(quanto sangue han conosciuto le pietre delle nostre strade.)
Poi parlano le madri e raccontano del nuovo rossetto di (…) “sembra velluto sulle labbra”, del regalo fatto al figlio:
”Sì, all’inizio si è distratto dalla scuola, ma è normale c’era l’entusiasmo per l’auto”.
C’è la signora che chiede un rombo di motore da far sentire agli amici del figlio:
“Non è bello”? “Fate un applauso”.
Così ieri sera abbiamo potuto apprezzare i valori di alcuni appartenenti alla nuova generazione.
No.
Mi correggo.
Abbiamo apprezzato i valori dei genitori di alcuni appartenenti alla nuova generazione.

C’erano i collegiali, i partecipanti all’ennesimo reality, quasi contenti di essere tornati alle rigide regole, alle imposizioni della scuola anni ’60.
Non sanno forse che otto anni dopo iniziò la più grande ribellione verso l’apparato scolastico e verso tutto il sistema?
Imporre una divisa, un’acconciatura, “un cucchiaio di olio di ricino”, ecc. contribuisce solo a creare una generazione che, abbiamo già sperimentato, può solo far sprofondare il mondo in un baratro ancora più profondo.
Il malessere generazionale odierno, non va ricercato nei nostri ragazzi, ma in coloro che li hanno preceduti.

Ultimi e non ultimi: gli altri.
Quelli che continuavano a ripetere che loro non erano diversi, a loro mancava solo essere figli di papà e anche loro avrebbero posseduto micro auto e grandi firme.
Infine non siete diversi dai vostri “avversari”, anche voi cercate di emergere con l’ostentazione di un Rolex d’oro o di sacrifici per essere alla moda.

Un paio di ragazze spiccavano per la loro intelligenza, per la loro logica e faceva piacere sentire i loro ragionamenti.
Emergete per come siete, per quel che avete dentro, per quello che sapete fare.
Fatelo con i capelli viola, rasta o ben acconciati, con le scarpe da ginnastica e jeans strappati e con l’abito elegante.
Siate sempre voi stessi dentro e fuori perché ognuno di voi è unico e insostituibile.

 

s.b.

Pariolini, collegiali e gli “altri ragazzi”, tutti contro tutti.ultima modifica: 2017-04-03T04:44:25+00:00da sabrinalibri
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